La Pasta e la Storia di Gragnano - Il Segno del Grano

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Come scrisse Maria Orsini Natale nel suo romanzo "Francesco e Nunziata", già nel nome Gragnano portava il segno premonitore del grano, derivato dalla famiglia romana Grania, che commerciava e lavorava il grano, per i forni del pane, ma anche per le lagane, le prime lasagne di cereali di cui si ha memoria dagli autori classici romani.

Numerosi anche i ritrovamenti di pane fossilizzato dall’eruzione vesuviana del 79 d.C, marcato dalla G della gens Grania, sia a Pompei che ad Ercolano. Dopo la Guerra Sociale, con la quale i Romani sconfissero nell’89 a.C. i Sanniti che abitavano la fertile pianura e le colline che la sovrastavano, tutto il territorio fu colonizzato con Villae Rusticae, ossia fattorie fino al Sarno, mentre sopra il costone di tufo che allora lambiva il mare, in un panorama spettacolare, furono costruite Villae di Otium, dove i ricchi romani, anche appartenenti alla famiglia imperiale, venivano per periodi di relax. Alle spalle di queste Villae, riccamente decorate, vi era l’abitato civile, di origine sannita ma che fu trasformato con le tipologie urbanistiche classiche romane, con il foro, i templi, le strade lastricate. Tutto fu distrutto e sepolto dalle ceneri e lapilli dell’eruzione del 79 e conservate per 17 secoli, fin tanto che i Borbone di Carlo III non cominciarono gli scavi nella seconda parte del Settecento, estraendone affreschi e oggetti di arte e ricoprendoli di terra, tanto che alcune delle ville scoperte non sono state tuttora ritrovate. Lo stesso centro abitato di Stabia, stimato di
45.000 mq è ancora sepolto.
E’ significativo sottolineare che le 50 fattorie romane individuate sul nostro territorio, probabile centuriazione per i legionari di Silla, erano dedite a coltivazioni intensive di viti e olive da trasformare nei prodotti agricoli più remunerativi all’epoca: vino e olio. Né mancavano le piccole macine per i cereali.